Il cristiano percorre concretamente l’itinerario quaresimale lasciandosi guidare continuamente dalla parola di Dio, facendo sue le pratiche che lo caratterizzano (digiuno, elemosina, preghiera) e che vanno reinterpretate.
Il digiuno ha certamente una dimensione fisica; oltre l’astinenza dal
cibo, può comprendere altre forme, come la privazione del fumo, di
alcuni divertimenti… Tutto questo però non è ancora la realtà del
digiuno. E’ solo il segno esterno di una realtà interiore; è un rito
che deve rivelare un contenuto salvifico; è il sacramento del santo
digiuno. Il digiuno rituale della quaresima:
- è segno del nostro vivere della parola di Dio. Non digiuna veramente chi non sa nutrirsi della parola di Dio. “Tu non ci nutri soltanto di cibo terreno” canta la liturgia ambrosiana, “ma di ogni tua santa parola”, sull’esempio di Cristo il quale “più che il nutrimento, bramò la santità dei cuori; suo cibo è la liberazione dei popoli, suo cibo è fare la volontà del Padre”;
- è segno della nostra volontà di espiazione: “Non digiuniamo per la Pasqua, né per la croce, ma per i nostri peccati, perché stiamo per accedere ai misteri” (san Giovanni Crisostomo);
- è segno della nostra astinenza dal peccato: “Il digiuno veramente grande, quello che impegna tutti gli uomini, è l’astinenza dalle iniquità e dai piaceri illeciti del mondo; questo è il digiuno perfetto (…). E’ dunque, quando in questo mondo viviamo rettamente, quando ci asteniamo dalle iniquità e dai piaceri illeciti che osserviamo in qualche modo i quaranta giorni del digiuno” (sant’Agostino).
L’elemosina è il frutto del digiuno e delle privazioni ad esso connesse. Non è però soltanto un ripiego che cerca di far sopravvivere situazioni di ingiustizia. Oggi probabilmente l’elemosina cristiana si associa all’impegno per la giustizia e la ristrutturazione dei sistemi sociali. L’elemosina così intesa inserisce il cristiano nello sforzo che si va facendo per un nuovo ordine sociale.
Anche la preghiera trae origine da quel digiuno che fa vivere l’uomo della parola di Dio. Essa infatti può nascere solo dall’assiduo ascolto della parola di Dio, fatta soprattutto in comune. Nel Tempo di quaresima il singolo, le famiglie, le comunità cristiane si raccolgono più frequentemente attorno alla Scrittura, trovano nuovamente spazi di ascolto (perché non far tacere anche la televisione qualche sera?) rispondono al Dio dell’alleanza con il loro “Amen” corale.
Da Lectio divina per ogni giorno dell’anno, Queriniana