"Voglio esprimere la mia piena solidarietà al parroco di quella parrocchia e a tutta la sua comunità per l’increscioso incidente che l’ha colpita. Sono fatti che non dovrebbero succedere, ma quando succedono non possono essere strumentalizzati per gettare discredito su tutta la parrocchia. Meno ancora su tutte le parrocchie di una città". Lo dice don Fausto, dalle colonne della Borromea, commentando il modo in cui i media locali hanno raccontato di episodi incresciosi che sarebbero successi in una parrocchia...
Ecco l'articolo di don Fausto:
All’inizio della settimana appena passata e per tre giorni consecutivi la stampa locale ha dato grande risalto a una notizia riguardante un ragazzino, definito aiuto-catechista, che accompagnava i bambini in bagno e lì si comportava male nei loro riguardi. “Presunto” colpevole. Ma il “presunto” non è mai apparso. Questo fatto sarebbe successo in un patronato di una parrocchia del centro di Mestre durante l’ora di catechismo. La notizia poi era accompagnata da dettagli piccanti come se il giornalista fosse stato presente in quei bagni e avesse assistito a quello che succedeva. A completare l’operazione anche il TG3 regionale ci ha messo del suo, accompagnando la notizia con le immagini di Piazza Ferretto e del Duomo. La ricerca da parte dei lettori di quale fosse quella parrocchia trovava così subito una risposta: era la parrocchia di San Lorenzo. A questo punto mi vengono spontanee alcune riflessioni. 1°. Non mi pare che la notizia, che fra l’altro riguarda dei minori e quindi va trattata con molta discrezione, sia così rilevante da meritare di avere risalto addirittura in ambito regionale, come ha fatto il TG3, se non per alimentare la campagna di discredito verso la Chiesa così come si sta facendo in modo abbondante in questo periodo. 2°. La notizia è stata data in modo incompleto e quindi scorretto. Un elemento fondamentale perché una notizia sia completa è anche il “dove”. Dire “in una parrocchia” del centro serve solo a gettare discredito su tutte le parrocchie del centro di Mestre. Parrocchie che, lo sappiamo bene e questo discorso vale anche per la parrocchia implicata, fanno un ottimo lavoro educativo nei confronti dei bambini e dei ragazzi. 3°. A difesa del buon nome della parrocchia di San Lorenzo, mi interessa comunicare che il fatto di cui si parla non è successo nella nostra parrocchia. Questo anche per tranquillizzare quel papà che, giustamente preoccupato, ha detto alla moglie di togliere i figli dalla catechesi parrocchiale. 4°. Ritengo sia inoltre utile far sapere che nel nostro patronato di Santa Chiara dove hanno luogo anche gli incontri di catechesi è sempre presente un educatore, che apre e chiude il patronato e anima tutte le attività. Una persona professionalmente capace, che i genitori conoscono bene e che apprezzano per la sua capacità di gestire i pomeriggi e di organizzare tutte le attività che riguardano i piccoli e gli adolescenti. Questo non garantisce che certi fatti non possano succedere, però possiamo stare tranquilli che l’occhio attento dell’educatore e la sua esperienza nell’educazione dei pre-adolescenti e degli adolescenti costituisce un elemento importante di controllo. 5°. Infine voglio esprimere la mia piena solidarietà al parroco di quella parrocchia e a tutta la sua comunità per l’increscioso incidente che l’ha colpita. Sono fatti che non dovrebbero succedere, ma quando succedono non possono essere strumentalizzati per gettare discredito su tutta la parrocchia. Meno ancora su tutte le parrocchie di una città. A conclusione di questa riflessione mi permetto di rivolgere benevolmente l’invito ai giornalisti che scrivono riguardo a queste cose di tenere presente e, nel caso, di rileggere la Carta di Treviso del 1990 che dà precise indicazioni sull’informazione che riguarda i bambini. Don Fausto (
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